Retail Media per piccoli brand: scalare sui marketplace

Strategie e piattaforme per accedere al retail media anche per piccoli e medi brand su marketplace e grande distribuzione.

19 min di lettura Emerging Technologies

Il contesto per le PMI: l'ascesa del Retail Media come terzo pilastro dell'advertising

Per chi lavora con retail media pmi, Il Retail Media rappresenta oggi la terza ondata della pubblicità digitale, posizionandosi subito dopo la Search (Google) e i Social (Meta). Per una PMI italiana che produce beni di largo consumo, elettronica o fashion, non si tratta più solo di "essere presenti" su un marketplace, ma di presidiare il punto vendita digitale nel momento esatto dell'intenzione d'acquisto. Nel 2025, gli investimenti in Retail Media in Europa hanno superato i 15 miliardi di euro, con una crescita annua composta del 15% (fonte: iAB Europe, 2025). Questo spostamento di budget avviene perché, a differenza di Meta Ads dove interrompiamo un utente mentre guarda contenuti social, nel Retail Media intercettiamo un utente che ha già la carta di credito in mano.

Risposta rapida

Il Retail Media consente ai piccoli brand di posizionare i prodotti nei punti vendita digitali sfruttando i dati d'acquisto reali dei retailer, garantendo tassi di conversione mediamente superiori del 20-30% rispetto ai canali social tradizionali. Per scalare con budget ridotti, le PMI devono concentrare l'investimento sui prodotti "hero" per massimizzare la Share of Voice (SoV) e reinvestire i margini in campagne New-to-Brand (NTB) mirate all'acquisizione di nuovi clienti.

Punti chiave

  • Sfrutta le piattaforme self-service dei marketplace per avviare campagne con budget minimi di 10-20€ al giorno, abbattendo le barriere all'ingresso tipiche della GDO fisica.
  • Utilizza i dati di prima parte dei retailer per intercettare utenti con intenzione d'acquisto immediata, riducendo il costo per acquisizione (CPA) fino al 15% rispetto al traffico freddo.
  • Ottimizza le schede prodotto con keyword rilevanti e immagini ad alta conversione prima di attivare l'advertising, garantendo un tasso di conversione (CR) organico superiore al 5%.
  • Monitora l'incrementalità delle vendite tramite test A/B per distinguere le conversioni generate dall'advertising da quelle che sarebbero avvenute naturalmente, evitando sprechi di budget.
  • Concentra l'investimento pubblicitario sui prodotti con disponibilità di magazzino superiore a 30 giorni per evitare la sospensione delle campagne e la perdita di ranking organico.
  • Analizza la metrica New-to-Brand (NTB) per misurare quanti nuovi clienti hai acquisito negli ultimi 12 mesi, puntando a una quota di vendite incrementali superiore al 40%.
  • Integra la gestione dello stock con i picchi di traffico stagionali dei marketplace per mantenere un ROAS stabile sopra la soglia di break-even durante i periodi promozionali.

Perché i marketplace (Amazon, Zalando) e la GDO (Carrefour, Esselunga) sono i nuovi 'walled gardens'

I grandi retailer hanno costruito ecosistemi chiusi basati su dati deterministici. Mentre Google deve "indovinare" l'intento tramite le keyword e Meta tramite gli interessi, Amazon o Esselunga sanno esattamente cosa hai comprato, con quale frequenza e quale brand hai abbandonato per un concorrente. Per un piccolo brand italiano di olio extravergine d'oliva, ad esempio, accedere ai dati di acquisto di una catena come Carrefour significa poter mostrare un'inserzione solo a chi ha acquistato olio EVO negli ultimi 30 giorni. Questo livello di precisione riduce drasticamente il wasted spend, ovvero il budget sprecato in impression inutili, che nelle campagne display tradizionali può arrivare anche al 40% del totale investito (dai miei dati su campagne programmatic 2024-2025).

Vantaggi competitivi per i piccoli brand: accesso ai dati di prima parte dei retailer

Il vantaggio principale per le PMI risiede nella democratizzazione dei dati. In passato, solo le multinazionali potevano permettersi ricerche di mercato Nielsen da decine di migliaia di euro per capire il comportamento dei consumatori. Oggi, con un investimento minimo di 500-1.000 euro al mese su Amazon Advertising, un piccolo produttore può scoprire che il suo prodotto viene spesso acquistato insieme a un complemento specifico, permettendogli di affinare il cross-selling. Ho gestito il lancio di un brand di integratori dove, grazie ai dati di prima parte del marketplace, abbiamo scoperto che il 65% dei clienti cercava "senza glutine" prima di atterrare sulla nostra scheda, un dato che ha cambiato radicalmente la nostra strategia di copywriting e keyword bidding.

Differenza tra Retail Media On-site (search) e Off-site (programmatic display)

Distinguere tra le due modalità operative. Il Retail Media On-site riguarda le ads all'interno del sito del retailer (es. I risultati sponsorizzati su Amazon o il banner nella home di Zalando). Qui il CTR medio si attesta intorno allo 0.5% - 1.2% (fonte: Amazon Advertising Benchmark, 2025). Il Retail Media Off-site, invece, utilizza i dati del retailer per colpire l'utente mentre naviga su altri siti (es. Un utente che ha cercato un trapano su Leroy Merlin vede un banner del brand mentre legge un quotidiano online). In questo secondo caso, l'obiettivo è la consideration e il ROAS tende a essere più basso, ma è vitale per alimentare la parte alta del funnel e aumentare la brand awareness in mercati saturi.

Per approfondire come questi costi si inseriscono in una strategia più ampia, puoi consultare la mia analisi sui costi dell'advertising digitale per le piccole imprese.

Strategia operativa: selezionare il canale in base al posizionamento del prodotto

Quando si parla di retail media pmi, Non tutti i canali di Retail Media sono uguali. Una PMI deve allocare il budget partendo da un'analisi della marginalità e del volume di ricerca interno alla piattaforma. Se vendi un prodotto con un prezzo medio di vendita (ASP) inferiore ai 15 euro, la logistica e le commissioni del marketplace potrebbero erodere il margine al punto da rendere insostenibile un ROAS inferiore a 4.5x. Al contrario, per prodotti premium, un ROAS di 2.5x potrebbe già generare un profitto netto interessante. Nel mercato italiano, la scelta ricade spesso tra i marketplace generalisti e le piattaforme di e-grocery della GDO, che nel 2025 hanno visto un incremento del 22% nell'adozione di soluzioni pubblicitarie da parte di brand locali (fonte: osservatorio Digital Innovation Polimi, 2025).

Per un approfondimento operativo, leggi anche meta ads per e-commerce sotto i 10.000€ di fatturato.

Marketplace vs GDO Digitale: dove allocare il budget per il primo test

I marketplace come Amazon offrono una scalabilità immediata e strumenti di self-service avanzati, ideali per chi vuole iniziare con strategie per budget ridotti. La GDO Digitale (es. Le app di spesa online), invece, richiede spesso una negoziazione più vicina al trade marketing tradizionale, ma offre una fedeltà del cliente superiore. Per un brand di snack salutistici, ho osservato che mentre su Amazon il costo per acquisizione (CPA) era di €4.20, sulla piattaforma e-commerce di una nota catena di supermercati italiana il CPA scendeva a €2.80 grazie alla minore concorrenza pubblicitaria e a un tasso di riacquisto (Retention Rate) superiore del 30% nel primo trimestre.

Mappare il funnel nel Retail Media: dalla visibilità a scaffale alla conversione diretta

Il funnel nel Retail Media non è lineare. Dobbiamo ragionare in termini di "posizionamento a scaffale digitale".

  • Top of Funnel (Awareness): Sponsored Brands e Video Ads. Obiettivo: intercettare chi cerca categorie generiche (es. "scarpe running").
  • Middle of Funnel (Consideration): Display Ads su pagine prodotto dei competitor. Obiettivo: rubare quote di mercato (conquesting).
  • Bottom of Funnel (Conversion): Sponsored Products su keyword specifiche del brand. Obiettivo: proteggere il proprio traffico e chiudere la vendita.
Un errore comune che vedo commettere è allocare il 100% del budget sulle Sponsored Products branded. Se un utente cerca già il tuo nome, probabilmente ti avrebbe trovato comunque. La vera crescita avviene spostando almeno il 40% del budget su keyword di categoria per acquisire nuovi clienti (New-to-Brand).

Collaborazione tra organico e paid: come l'advertising accelera il ranking nei risultati di ricerca del retailer

A differenza di Google, dove il traffico a pagamento non influenza direttamente il ranking organico, negli algoritmi dei marketplace (come l'A9 di Amazon) le vendite generate dalle ads migliorano il posizionamento organico. Questo accade perché il fattore di ranking principale è la velocity of sales. In una campagna gestita per un produttore di caffè in capsule, un investimento di €2.000 in Sponsored Products ha generato un aumento del 15% delle vendite organiche in soli 45 giorni, poiché l'aumento del volume di vendite totali ha spinto il prodotto dalla terza alla prima pagina dei risultati di ricerca per la keyword "capsule compatibili".

💡 Approfondisci: Advertising per PMI.

Canale Target Audience Punto di Forza ROAS Medio (Benchmark 2025)
Amazon Advertising Acquirenti intenzionali Scalabilità e dati granulari 3.5x - 5.0x
Zalando Marketing Services Fashion & Lifestyle Posizionamento premium e alto CTR 2.8x - 4.2x
GDO (es. Carrefour/Esselunga) Spesa ricorrente (FMCG) Alta retention e dati offline 4.0x - 6.5x
eBay Ads Collezionismo/Bricolage Costo per click (CPC) ridotto 5.0x - 8.0x

Implementazione pratica: ottimizzazione delle campagne e gestione degli asset

Un aspetto chiave di retail media pmi: L'implementazione tecnica nel Retail Media richiede una cura maniacale della "Retail Readiness". Mandare traffico a pagamento su una scheda prodotto povera di informazioni, con immagini di bassa qualità o, peggio, con recensioni negative, è il modo più veloce per bruciare il budget. Dai miei test su oltre 50 account e-commerce, una scheda prodotto con meno di 15 recensioni e un rating inferiore a 4.2 stelle vede un calo del tasso di conversione (CR) del 45% rispetto a schede ottimizzate. Prima di attivare anche solo un euro di ads, la scheda deve essere impeccabile.

Configurazione delle schede prodotto (A+ Content) come prerequisito per le Ads

Il contenuto A+ (o le descrizioni arricchite sui marketplace) non è un optional. Serve a rispondere alle obiezioni del cliente e a ridurre il tasso di reso, che per le PMI può rappresentare un costo occulto devastante (spesso superiore al 10% del fatturato). In un caso studio reale per un brand di arredamento, l'aggiunta di contenuti A+ con tabelle comparative tra i modelli della stessa linea ha aumentato il valore medio dell'ordine (AOV) del 18%, poiché gli utenti venivano guidati verso la versione premium del prodotto direttamente dalla scheda di quello base. La formula del successo qui è: Immagini Hero + Video di 15 secondi + Tabella Comparativa = +20% Conversion Rate.

Gestione delle offerte: sponsored Products vs Sponsored Brands per piccoli budget

Per una PMI con budget limitato, la priorità deve essere data alle Sponsored Products. Queste ads si integrano nativamente nei risultati di ricerca e hanno il costo per conversione più basso. Le Sponsored Brands (i banner in alto con il logo), pur essendo ottime per la visibilità, tendono ad avere un CPC superiore del 30-50% (fonte: dati aggregati campagne 2025). Consiglio di iniziare con una struttura di campagne "Auto-to-Manual":

  1. Attiva una campagna automatica per 14 giorni per raccogliere dati sulle keyword che convertono.
  2. Estrai le keyword con ROAS > 3.0x e inseriscile in una campagna manuale a corrispondenza esatta.
  3. Inserisci le keyword con ROAS < 1.0x come "negative" nella campagna automatica per fermare l'emorragia di budget.

Caso Pratico: brand Italiano di Cosmetica Naturale

Situazione iniziale: ROAS stagnante a 1.8x su Amazon con campagne solo automatiche. Intervento: implementazione di contenuti A+ e migrazione verso una struttura manuale focalizzata su keyword a "coda lunga" (es. "crema viso bava di lumaca biologica" invece di "crema viso"). Risultato dopo 60 giorni: ROAS salito a 4.1x e riduzione del costo pubblicitario sulle vendite (ACoS) dal 55% al 24%.

Integrazione dei dati di vendita per l'optimizzazione dinamica del catalogo

Un aspetto spesso trascurato è l'uso dei dati pubblicitari per decidere cosa produrre o mettere in stock. Se i dati delle tue campagne Retail Media mostrano un volume di ricerca altissimo per una variante di colore che non hai in catalogo, hai tra le mani una ricerca di mercato gratuita. Nel 2026, l'integrazione tramite API tra le piattaforme di advertising e i gestionali di magazzino permette di sospendere automaticamente le ads se lo stock scende sotto una certa soglia (es. 5 unità), evitando di pagare per click che portano a una mancata vendita o a un'esperienza utente negativa.

Diagnosi e prevenzione: identificare gli sprechi nel Retail Advertising

Gestire campagne Retail Media senza un controllo rigoroso delle metriche di efficienza porta inevitabilmente alla cannibalizzazione dei margini. Molte PMI si entusiasmano vedendo un ROAS elevato, senza rendersi conto che stanno pagando per vendite che avrebbero ottenuto comunque. È il paradosso del "traffico protettivo": spendere migliaia di euro per apparire primi sulla propria keyword di brand quando si è già primi organicamente. Sebbene una minima protezione sia necessaria per evitare che i competitor occupino quello spazio, l'eccesso di zelo in questa fase è un errore che drena risorse preziose.

L'errore della cannibalizzazione: quando paghi per click che avresti ottenuto organicamente

Per diagnosticare la cannibalizzazione, suggerisco di eseguire un test di incrementality. Spegni le ads sulle keyword branded per 48 ore in un periodo di traffico stabile e osserva il calo delle vendite totali. Se le vendite calano solo del 5% a fronte di un risparmio del 20% sul budget, significa che la cannibalizzazione è alta. Un modello di attribuzione corretto per non cadere in questo tranello. Per approfondire, leggi la mia guida sugli errori nei modelli di attribuzione. In media, per un brand consolidato, la quota di vendite incrementali generate dalle ads (quelle che non sarebbero avvenute senza l'annuncio) si attesta tra il 35% e il 60%.

OOS (Out of Stock): come evitare di sprecare budget su prodotti non disponibili

L'Out of Stock è il killer silenzioso del ROAS. Quando un prodotto finisce, l'algoritmo del retailer non solo smette di mostrare le ads (nella maggior parte dei casi), ma penalizza il ranking organico faticosamente conquistato. Il problema sorge quando il sistema ha un ritardo nell'aggiornamento dei dati. Ho visto campagne continuare a spendere su varianti di taglia esaurite perché il feed dati non era sincronizzato in tempo reale.

Formula per calcolare il costo dello spreco da OOS:

Wasted Spend = (Daily Ad Spend * OOS Days) + Estimated Lost Organic Revenue

Benchmark: Un prodotto fuori stock per più di 7 giorni perde mediamente il 30% della sua visibilità organica per i successivi 30 giorni.

Analisi della quota di mercato (Share of Voice) per evitare sovrapposizioni costose

La Share of Voice (SoV) indica quanta parte del "palcoscenico" digitale occupi per una determinata ricerca. Se la tua SoV su una keyword chiave è già dell'80% (tra organico e paid), aumentare il budget porterà a rendimenti decrescenti. In questo scenario, è più saggio spostare il budget su keyword adiacenti o su campagne di retargeting off-site per recuperare gli utenti che hanno visualizzato il prodotto senza acquistare. Monitorare la SoV dei competitor è altrettanto vitale: se un grande player inizia una campagna aggressiva di sconti, il tuo CPC potrebbe raddoppiare in poche ore. In questi casi, la strategia migliore per una PMI è ritirarsi temporaneamente dalle keyword più competitive per rifugiarsi in nicchie a coda lunga meno costose.

Risultati attesi e KPI: misurare l'impatto reale oltre il ROAS

Il ROAS (Return on Ad Spend) è una metrica di vanità se non contestualizzata. Per una PMI che vuole scalare nel 2026, il vero successo si misura con la capacità di acquisire nuovi clienti che tornano ad acquistare nel tempo. Se spendi 10€ per vendere un prodotto da 50€ (ROAS 5x), ma quel cliente non tornerà mai più e il tuo margine sul prodotto è di soli 15€, dopo aver pagato logistica e tasse sei in perdita. Dobbiamo quindi spostare l'attenzione su KPI più evoluti che riflettano la salute del business a lungo termine.

Oltre il ROAS: monitorare l'iROAS (Incremental ROAS) e il New-to-Brand (NTB)

L'iROAS misura il ritorno sugli investimenti considerando solo le vendite che non sarebbero avvenute senza la pubblicità. È una metrica complessa da calcolare senza strumenti avanzati, ma una buona approssimazione per le PMI è monitorare la percentuale di vendite New-to-Brand (NTB). Su Amazon, ad esempio, questo dato è disponibile nei report delle Sponsored Brands. Un target sano per un brand in crescita è avere almeno il 40-50% di vendite NTB. Se questa percentuale scende sotto il 20%, significa che stai solo "riciclando" i tuoi vecchi clienti, pagando commissioni pubblicitarie per persone che avrebbero comunque cercato il tuo brand.

L'effetto 'Halo': come le campagne retail influenzano le vendite offline e sul sito proprietario

Esiste un fenomeno documentato chiamato "effetto Halo": un utente vede il tuo prodotto sponsorizzato su un marketplace, ne percepisce l'autorità, ma decide di acquistarlo nel negozio fisico sotto casa o direttamente sul tuo sito e-commerce per usufruire di un programma fedeltà. Studi di settore indicano che per ogni euro speso in Retail Media, si generano circa 0,30€ di vendite incrementali su altri canali (effetto ROPO - Research Online, Purchase Offline). Per una PMI italiana che vende anche tramite agenti o negozi fisici, questo significa che il valore reale delle campagne è superiore di circa il 30% rispetto a quanto riportato dalla dashboard pubblicitaria.

Benchmark di categoria per PMI: cosa aspettarsi nei primi 90 giorni

I primi 90 giorni di una strategia di Retail Media sono una fase di apprendimento. Non aspettarti profitti immediati.

  • Giorni 1-30: Fase di test e raccolta dati. Il ROAS sarà probabilmente basso (1.5x - 2.5x) a causa dell'ottimizzazione degli algoritmi e della pulizia delle keyword inefficienti.
  • Giorni 31-60: Ottimizzazione. Grazie alle liste di keyword negative e al miglioramento del CTR, il ROAS dovrebbe salire verso il 3.0x - 3.5x.
  • Giorni 61-90: Scalabilità. Identificati i "vincitori" (prodotti e keyword), si aumenta il budget per dominare le nicchie più profittevoli.
Un benchmark realistico per il mercato italiano nel 2026 vede un ACoS (Advertising Cost of Sales) medio del 20-25% per i brand affermati e del 35-45% per i nuovi lanci.

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Domande frequenti su retail media per piccoli brand: come accedere e scalare su marketplace e gdo

Qual è il budget minimo per iniziare a fare Retail Media su Amazon o GDO?

Per Amazon Advertising, la soglia d'ingresso tecnica è nulla, ma operativamente consiglio un investimento minimo di €1.500/mese per ASIN principale per alimentare l'algoritmo di bidding con almeno 50 conversioni settimanali. Nelle reti GDO italiane come Carrefour o Esselunga tramite piattaforme come CitrusAd o Criteo, i ticket d'ingresso per campagne display o sponsored products partono spesso da €5.000 per singolo flight stagionale. Senza questa massa critica, il costo per mille impression (CPM) medio di €3,50-€7,00 non genera abbastanza dati per ottimizzare le keyword a bassa conversione.

I piccoli brand possono competere con le multinazionali nel Retail Media?

La competizione è possibile puntando sulla Share of Voice (SoV) in nicchie specifiche anziché su keyword broad: un brand artigianale di pasta può dominare la ricerca 'pasta senza glutine trafilata al bronzo' con un investimento mirato, laddove i big player puntano su 'pasta'. Ho gestito campagne dove piccoli produttori hanno ottenuto un ROAS di 4.5x contro il 2.1x delle multinazionali semplicemente ottimizzando il conversion rate della scheda prodotto sopra il 15%. Il vantaggio delle PMI risiede nella velocità di aggiornamento delle creatività e nella gestione granulare dei bid sui singoli codici EAN.

Come si misura il successo di una campagna Retail Media se vendo anche offline?

Il parametro di riferimento è l'iROAS (Incremental Return on Ad Spend), che calcola le vendite aggiuntive generate rispetto alla baseline organica, solitamente stimata tramite test di geo-lift. Nelle reti GDO più evolute, i dati delle carte fedeltà mostrano che un incremento del 10% della pressione pubblicitaria online genera spesso un aumento del 3-5% delle vendite nei punti vendita fisici limitrofi. Utilizzo modelli di attribuzione che pesano il 'halo effect', ovvero l'acquisto di prodotti della stessa marca diversi da quelli specificamente pubblicizzati nell'annuncio.

È necessario avere un account manager dedicato per accedere ai network della GDO?

Mentre Amazon è totalmente self-service tramite la console pubblicitaria, l'accesso ai network retail media della GDO italiana richiede spesso l'intermediazione di centri media o l'utilizzo di piattaforme SaaS certificate. Per investimenti sotto i €10.000 mensili, i retailer tendono a raggruppare i piccoli brand in cluster gestiti da algoritmi di ottimizzazione automatica. Ho riscontrato che i brand che gestiscono internamente le campagne tramite interfacce API-based ottengono un risparmio del 15-20% sulle commissioni di gestione rispetto ai modelli gestiti direttamente dai retailer.

Qual è l'impatto dell'intelligenza artificiale nella gestione delle campagne per PMI?

L'integrazione di script AI per il bidding dinamico permette di regolare le offerte ogni ora in base ai livelli di stock, evitando di sprecare budget su prodotti con meno di 5 unità a magazzino. Nei test effettuati su account Amazon Ads con oltre 200 referenze, l'automazione del bidding ha ridotto l'ACOS (Advertising Cost of Sales) del 12% in soli 30 giorni. L'AI generativa viene inoltre impiegata per produrre varianti di lifestyle images partendo da foto prodotto neutre, abbattendo i costi di produzione creativa del 70% per i piccoli brand.

Quali sono le competenze richieste a un media buyer per scalare nel Retail Media?

Un media buyer specializzato deve padroneggiare l'analisi dei dati di sell-out e saper interpretare i report di 'Market Basket Analysis' per identificare prodotti complementari. Non basta conoscere le piattaforme; serve comprendere la logica del retail fisico, come il posizionamento a scaffale digitale (Digital Shelf). In media, un professionista senior in questo ambito gestisce budget con un'efficienza superiore del 25% grazie alla capacità di escludere keyword a basso margine che un automatismo standard continuerebbe a spingere.

Come Andrea Verderone approccia la strategia per un nuovo brand e-commerce?

Il mio metodo parte dall'analisi del margine di contribuzione: se il prodotto non regge un CPA (Cost Per Acquisition) pari al 30% del valore dell'ordine, la scalabilità è a rischio. Implemento inizialmente una struttura 'Alpha-Beta' su Amazon Ads per isolare le keyword profittevoli e proteggere il brand con campagne Sponsored Brands. In 18 anni di esperienza, ho verificato che i brand che allocano il 20% del budget alla protezione del proprio nome ottengono un ROAS complessivo superiore di 1.2 punti rispetto a chi ignora la difesa del brand.

Glossario tecnico

ROAS (Return on Ad Spend)
Rapporto tra fatturato lordo generato dalle inserzioni e spesa pubblicitaria totale; si calcola con la formula (Entrate da Ads / Costo Ads) e per un e-commerce sano deve attestarsi sopra il valore di 3.0x-4.0x.
Share of Voice (SoV)
Percentuale di visibilità di un brand rispetto al totale delle impression disponibili per una specifica categoria o keyword; una SoV superiore al 20% su termini chiave è spesso necessaria per mantenere la leadership di mercato.
First-party Data
Dati raccolti direttamente dal retailer (es. Cronologia acquisti, dati carta fedeltà) che permettono una segmentazione precisa dell'audience senza dipendere dai cookie di terze parti, con tassi di precisione vicini al 100%.
Digital Shelf
L'insieme dei punti di contatto digitali dove un prodotto viene visualizzato (risultati di ricerca, pagine categoria, caroselli cross-sell); l'obiettivo è occupare le prime 3 posizioni organiche o sponsorizzate per catturare il 60% dei click.
Sponsored Products
Annunci nativi basati su keyword o prodotti simili che appaiono nei risultati di ricerca del marketplace; solitamente rappresentano il 70-80% della spesa totale in Retail Media grazie al loro alto tasso di conversione (CVR).
ACOS (Advertising Cost of Sales)
Metrica specifica di Amazon che indica il rapporto percentuale tra spesa pubblicitaria e vendite generate (Spesa / Vendite * 100); è l'inverso del ROAS ed è ottimale quando inferiore al margine di profitto del prodotto.