Come usare le push notification automatizzate per campagne di remarketing
Le push notification automatizzate rappresentano uno degli strumenti più efficaci e innovativi nel panorama del digital marketing moderno, in particolare quando si tratta di remarketing. In un contesto in cui la competizione per l’attenzione dell’utente è altissima, riuscire a riattivare chi ha già mostrato interesse verso i nostri prodotti o servizi è fondamentale. In questo articolo ti spiegherò come utilizzare al meglio le push notification per campagne di remarketing, quali piattaforme scegliere, come segmentare il pubblico, quali KPI monitorare e ti mostrerò alcuni casi di successo da cui prendere ispirazione.
Cos'è il remarketing con push notification
Il remarketing è una strategia che consiste nel riconnettersi con utenti che hanno già interagito con il tuo sito web, app o e-commerce, ma che non hanno completato una determinata azione, come un acquisto o una registrazione. L’obiettivo è “riconquistare” questi utenti, aumentando così le probabilità di conversione.
Definizione di push notification
Le push notification sono brevi messaggi inviati direttamente al browser o al dispositivo mobile dell’utente, anche quando quest’ultimo non si trova attivamente sul tuo sito o nell’app. Queste notifiche possono essere testuali, grafiche o includere call to action personalizzate.
Come si integra il remarketing con le push notification
Utilizzando le push notification per il remarketing, puoi:
- Raggiungere l’utente nel momento in cui è più probabile che torni sul sito o concluda l’azione desiderata.
- Personalizzare il messaggio in base al comportamento passato, aumentando la rilevanza percepita.
- Automatizzare il processo, risparmiando tempo e risorse rispetto ad altre forme di remarketing (come l’email marketing tradizionale).
Secondo dati di PushEngage, il tasso medio di click (CTR) delle push notification si aggira tra il 5% e il 10%, contro l’1-2% delle email marketing standard. Questo dato sottolinea l’enorme potenziale di questa strategia se implementata correttamente.
Tool e piattaforme consigliate
Scegliere la giusta piattaforma è cruciale per il successo delle campagne di push notification automatizzate. Negli ultimi anni sono nate diverse soluzioni, ciascuna con funzionalità specifiche per il mercato italiano ed europeo.
Le principali piattaforme
- OneSignal: probabilmente il tool più popolare a livello globale. Offre sia notifiche web che mobile, una dashboard intuitiva e ottime opzioni di segmentazione. Integra facilmente con CMS come WordPress, Shopify e Magento.
- PushEngage: ideale per campagne di remarketing automatiche, grazie ai suoi workflow preimpostati per carrelli abbandonati, visite a specifiche pagine e trigger personalizzati.
- Firebase Cloud Messaging (FCM): soluzione di Google, perfetta per chi gestisce app mobile. Consente l’invio di notifiche gratis, ma richiede competenze tecniche per l’integrazione.
- Webpushr: piattaforma orientata all’e-commerce, con molte integrazioni native per sistemi di marketing automation e CRM.
- SendPulse: offre una suite completa per email, SMS e push notification, ideale per chi vuole una soluzione all-in-one.
Criteri di scelta
Quando selezioni un tool per le push notification, ti consiglio di valutare attentamente:
- Facilità di integrazione con il tuo ecosistema digitale (CMS, CRM, app ecc.)
- Capacità di segmentazione avanzata e automazione dei workflow
- Supporto multilanguage e conformità GDPR
- Reportistica dettagliata e possibilità di A/B test
- Costi scalabili, soprattutto se prevedi una crescita del database utenti
Nella mia esperienza, per PMI e startup consiglio di iniziare con OneSignal o PushEngage, mentre per aziende con app mobile strutturate, Firebase resta la scelta migliore.
Strategie di segmentazione e timing
Per ottenere risultati concreti, è essenziale non solo inviare notifiche, ma farlo in modo strategico. La segmentazione e il timing sono i due pilastri su cui si fonda una campagna di remarketing efficace tramite push notification.
Segmentazione: personalizza ogni messaggio
Una delle grandi forze delle push notification è la possibilità di personalizzare ogni invio in base a dati comportamentali e demografici. Ecco alcune strategie di segmentazione che puoi implementare:
- Comportamento di navigazione: invia notifiche diverse a chi ha visitato un prodotto specifico rispetto a chi ha semplicemente visualizzato la homepage.
- Stato del carrello: notifica specifica per chi ha abbandonato il carrello, magari includendo uno sconto esclusivo.
- Frequenza d’acquisto: utenti che comprano spesso possono ricevere offerte VIP, mentre i meno attivi possono essere riattivati con messaggi ad hoc.
- Localizzazione geografica: messaggi personalizzati in base alla città o alla regione, utili per promozioni locali.
- Device e sistema operativo: ad esempio, promozioni su app Android o iOS.
Timing: il momento giusto fa la differenza
Il timing dell’invio è spesso più importante del messaggio stesso. Ecco alcune best practice:
- Invio immediato post-azione: ad esempio, subito dopo l’abbandono del carrello.
- Fasce orarie ottimali: in Italia, le notifiche inviate tra le 10:00 e le 13:00 e tra le 17:00 e le 20:00 registrano i CTR più alti.
- Frequenza controllata: evita di inviare troppe notifiche (massimo 1-2 al giorno per utente), per non rischiare disiscrizioni.
Esempio pratico di workflow
Immagina un utente che aggiunge un prodotto al carrello ma non completa l’acquisto:
- 1° push (10 minuti dopo): “Hai dimenticato qualcosa nel carrello! Solo per oggi, spedizione gratuita.”
- 2° push (24 ore dopo): “Il tuo prodotto è ancora disponibile. Affrettati, le scorte sono limitate!”
- 3° push (48 ore dopo): “Ultima chiamata: completa il tuo acquisto e ricevi un coupon del 10%!”
Questa sequenza automatizzata aumenta di oltre il 30% le probabilità di conversione rispetto a un singolo invio.
KPI e ottimizzazione
Monitorare i giusti Key Performance Indicator (KPI) è fondamentale per misurare l’efficacia delle campagne di remarketing tramite push notification e per ottimizzarle in modo continuativo.
I principali KPI da monitorare
- Opt-in rate: percentuale di utenti che accetta di ricevere notifiche. Un buon tasso si aggira tra il 6% e il 12%.
- Click-through rate (CTR): rapporto tra notifiche inviate e click ricevuti. Il benchmark, come già detto, è tra il 5% e il 10%.
- Conversion rate: percentuale di utenti che completa l’azione desiderata dopo aver cliccato sulla notifica (acquisto, registrazione, ecc.). Di solito oscilla tra l’1% e il 3%.
- Unsubscribe rate: tasso di disiscrizione. Se supera il 2-3% bisogna rivedere frequenza e rilevanza dei messaggi.
- Tempo medio di risposta: quanto tempo passa tra l’invio della notifica e l’azione dell’utente.
Consigli per ottimizzare le campagne
- A/B test: sperimenta varianti di testo, immagini, call to action e orario di invio per identificare cosa funziona meglio sul tuo pubblico.
- Personalizzazione dinamica: usa i dati raccolti per personalizzare al massimo il messaggio (nome, prodotto visualizzato, localizzazione).
- Analizza i drop-off: se noti che molti utenti si disiscrivono dopo determinati messaggi o workflow, rivedi contenuti e frequenza.
- Integra con altri canali: coordina le push notification con email, SMS e guida retargeting Meta DPA adv per una strategia omnicanale efficace.
Strumenti di analytics
La maggior parte delle piattaforme (es. OneSignal, PushEngage) offre dashboard avanzate per tracciare tutti questi KPI. Tuttavia, ti consiglio di integrare i dati delle push notification anche con Google Analytics per ottenere una visione completa del customer journey.
Casi di successo
Per comprendere davvero il valore delle push notification automatizzate nel remarketing, ecco alcuni casi di successo reali che ho seguito o analizzato nel contesto del mercato italiano.
E-commerce fashion: recupero carrelli abbandonati
Un noto e-commerce italiano del settore moda, con oltre 50.000 iscritti alle push notification, ha implementato un workflow di recupero carrelli su PushEngage:
- Risultato: +18% di recupero carrelli rispetto all’email r